Archivi categoria: Poesia

Ho vissuto molto e ora credo di aver trovato cosa occorre per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna, con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare e che non sono abituate a ricevere.  e un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità e poi, al di sopra di sopra di tutto, tu per compagna e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?
La felicità domestica (1859) di Lev Tolstoj

24/5/2010

Mi accorgo sempre di più che c’è una parte della mia vita che non ho mai affrontato e mi tiene lì, come in un limbo, congelando e limitando tutte le mie emozioni, rendendomi sterile alla vita. Come rubato alla serenità e consegnato al pessimismo. Sempre sul piede di guerra, traboccante di arroganza, immune alla felicità…

Crepe nei ricordi

Le immagini iniziano a diventare in bianco e nero,
e qualche crepa comincia ad intravvedersi sulla superficie.
Inizio a sentire i primi spifferi,
e ho paura.
Le ombre iniziano a farsi strada tra questo muro di attimi,
ed io non posso fare altro che guardare.
Presto saranno da me, presto mi reclameranno,
presto mi vorranno.
Io sono loro? Eppure un pò brillo…

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Vale la pena?

A volte vorrei cambiare il mondo, ma dovrei iniziare da me stesso;
vorrei fare di più, vivere di più, respirare di più… ma io stesso mi impedisco tutto ciò.
Cosa temi? Di che hai paura?
Forse è quel passo in quella chiazza d’ombra, quel piede che non sai cosa calpesterà, quel centimetro che non conosci…
…quel centimetro che ti blocca, che ti fa voltare indietro, che ti pietrifica, che ti rende schiavo dette tue sicurezze, delle tue abitudini, delle tue ricorrenze, dei tuoi sbagli, dei tuoi difetti.
E allora preferisci stare lì, fermo, in bilico, anche se sai che basterebbe solo un soffio per farti perdere l’equilibrio… ma non importa, fingi… fingi di stare bene così. E allora non sei più uomo, non sei più carne, non sei più vita… sei una maschera.
Ne vale la pena?

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l’indomabile anima mia. 

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

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