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Sounds good

C’è un qualcosa nella Musica, un qualcosa in quelle note, che ha la capacità di possederti, di fermare la tua vita e di rapirti con dolce prepotenza da questo mondo. Ti avvolge nelle più morbide lenzuola, ti culla tra le più dolci onde, e tu non puoi far altro che restare lì, con la bocca aperta e gli occhi sgranati, lottando contro quella lacrima che spinge per uscire.

Johnny Cash – Hurt

 

Testo

Hurt

I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that’s real
The needle tears a hole
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything

[Chorus]
What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know goes away
In the end
And you could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt

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Ma cos’è questo Gospel?

Per capire cosa sia il Gospel, bisogna ripercorrere brevemente la sua storia. Oggi la definizione di canto Gospel è quella di canto popolare su tema evangelico, la traduzione italiana di Gospel è, infatti, Vangelo. In inglese Gospel è la forma ellittica di Gospel song, cioè canti Gospel.
Questi canti non erano in origine canti religiosi, ma sono il risultato della fusione della tradizione canora africana con i testi della musica sacra europea.
Durante i secoli XVII e XVIII, quando i Neri dal continente africano furono portati in schiavitù al di là dell’Atlantico, a lavorare nelle piantagioni di cotone degli Stati Uniti meridionali, la loro musica li accompagnava spesso durante il giorno e, per alleviare la fatica, nacquero le plantation songs da cui derivarono i work songs e i calls, canti che servivano anche a comunicare tra loro. Quando, in seguito, i predicatori battisti e metodisti venuti dall’ Europa li convertirono al Cristianesimo essi cominciarono a cantare canti religiosi, chiamati Spirituals, derivati, appunto, dagli inni inglesi ai quali essi aggiunsero i ritmi e i colori africani. Il termine Spiritual acquista una marcata caratterizzazione nera solo a partire dal XIX secolo. Prima d’allora designava gli inni sacri dei coloni metodisti del New England. Le prime monodie religiose degli schiavi risalgono invece agli inizi del XVIII secolo, quando l’approccio dei neri al Cristianesimo avveniva ancora in forma clandestina, perché proibito dai loro padroni. Quei canti erano, tutto sommato, una rielaborazione in chiave cristiana della musica rituale africana. Lo schema interpretativo che seguivano era suggestivo ma fisso. Un leader pronunciava ad alta voce una frase, generalmente tratta dalle Sacre Scritture, mentre il coro la ripeteva subito dopo, riproducendo la stessa intonazione e le medesime inflessioni della voce guida. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX il patrimonio dei canti religiosi afro-americani inizia ad essere raccolto e studiato. Viene depurato dalla rozzezza degli africanismi residui, riarrangiato, armonizzato e riproposto in modelli assai adulcorati da grandi complessi vocali neri. In questa operazione si distinguono soprattutto i Fisk Jubilee Singers, un coro interamente animato da studenti e professori dell’Università Fisk di Nashville. Il loro intervento coincide con un adeguamento della tradizione afro americana all’estetica occidentale. I moduli espressivi più autentici sopravvivono invece nei canti e nelle danze delle “Sette urlanti” o chiese santificate del sud. Questa musica denominata sanctified oppure holiness, ha negli anni Venti grandi interpreti nelle cantanti Bessie Johnson e Arizona Dranes. Alcuni elementi liturgici afro-cristiani, ma soprattutto l’uso di tamburi e percussioni, l’impiego di cori polifonici scatenati sui ritmi più incandescenti della tradizione nera, si unirono ai primi del secolo alle nascenti forme del jazz. La musica sanctified assimila la strumentazione, i ritmi, spesso anche le atmosfere di vitalità sfrenata caratteristiche del primo jazz. Sono però le voci che risuonano nelle chiese nere a ispirare le prime strumentazioni e i primi arrangiamenti dei jazzisti, che guardano ancora alla famiglia degli spirituals per i riff e i break della loro musica. Ad ampliare la vasta gamma di composizioni musicali denominate spirituals (che sul piano contenutistico sono volti soprattutto all’esaltazione di una prospettiva di liberazione del popolo nero) sono le realizzazioni dei predicatori itineranti dai primi del Novecento agli anni Quaranta. La sintassi musicale adottata da questi personaggi integrava le esperienze melodiche del folclore anglosassone con le semplici cadenze armoniche del blues, la perfezione formale dell’innodia metodista con l’intensità emotiva del jubilee. Negli anni Trenta, invece, a una fase di sviluppo della musica sacra, che era stata essenzialmente rurale, segue un momento di elaborazione essenzialmente urbana. Le case discografiche spingevano per una massiccia commercializzazione che i modelli esistenti di spiritual non potevano più soddisfare a lungo. Una sintesi sistematica di tutti i generi sacri nero-americani, e insieme una rielaborazione rigorosa e fedele di essi, riesce al pianista e compositore T. A. Dorsey. Il suo sforzo è quello di modernizzare gli antichi moduli espressivi senza tradirli. Uno sforzo che si sostanzia con la creazione di un nuovo genere : il GOSPEL.

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Beyonce – Why Did God Give Me This Talent

Why did God give me this life? Sometimes it’s  overwhelming. Why did God give me my talent, my gift, my family? I know  you’re not supposed to question God, so I’m grateful for the life he’s  given me. I’m so grateful. I’m alive and I’m living a dream. I’m living  my dreams. Wow.”

Perché Dio mi dà questa vita? A volte è opprimente. Perché Dio mi ha dato il mio talento, il mio dono, la mia famiglia? So che non dovresti domandare a Dio, quindi sono grata per la vita che mi ha dato. Sono così grata. Io sono viva e sto vivendo un sogno. Sto vivendo i miei sogni. Wow.

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